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Il CIBeC al Seminario AISI nel Parco Archeologico di Pompei

Il CIBeC al Seminario AISI nel Parco Archeologico di Pompei
Lo scorso 20 marzo 2026 il Parco Archeologico di Pompei ha ospitato il decimo Seminario dell’Associazione Italiana di Storia dell’Ingegneria (AISI). L’evento, organizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, ha messo al centro del dibattito il rapporto tra ingegneria e archeologia. Il CIBeC dell’Università degli Studi di Napoli Federico II è stato tra i protagonisti della giornata.
Il legame tra il Centro Interdipartimentale per i Beni Culturali e l’AISI non è occasionale. La presidente dell’Associazione, la professoressa d’Ambrosio, ha sottolineato con forza la visione che accomuna le due realtà: lavorare senza gelosie disciplinari, abbattendo le barriere tra ingegneri, architetti, restauratori, conservatori e archeologi. Solo un approccio corale, ha ricordato, può garantire la tutela del patrimonio. «Dobbiamo conservare ciò che abbiamo per chi verrà dopo di noi», ha detto richiamando la definizione di sostenibilità del Rapporto Brundtland, «ed una delle cose più preziose che abbiamo, soprattutto in Italia, è questo enorme patrimonio archeologico».
È intervenuto anche il professor Luciano Rosati, direttore del CIBeC. Nel suo intervento ha illustrato il significato del Centro nel panorama scientifico italiano, sottolineando come il CIBeC rappresenti «la rappresentazione plastica» del titolo del convegno. Ingegneria e archeologia sono due discipline apparentemente distanti, che trovano nel Centro un luogo concreto di sintesi e dialogo. Non a caso, il CIBeC ospita due corsi dedicati a questo crocevia: Ingegneria per i Beni Culturali ed Ingegneria per l’Archeologia. Entrambi sono frequentati da ingegneri, architetti ed archeologi, a testimonianza di una trasversalità di saperi in continua crescita. Rosati ha poi posto l’accento sull’impegno degli ingegneri a rendere i propri metodi comprensibili anche a figure con formazioni molto diverse: un impegno culturale prima ancora che tecnico. Ha infine salutato come segnale istituzionale positivo la recente istituzione, all’interno del Ministero della Cultura, di un Dipartimento dedicato al coinvolgimento di ingegneri e architetti nella salvaguardia sismica dei manufatti storici. «Una notizia particolarmente positiva», ha detto, «perché rappresenta la sintesi degli sforzi culturali fatti nel corso degli anni».
Il professor Andrea Prota, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli e della Scuola Politecnica della Federico II, ha espresso pieno sostegno all’AISI e all’iniziativa. Ha riconosciuto in Vincenzo Calvanese — relatore della mattinata e consigliere dell’Ordine — uno stimolo continuo per portare i temi dei beni culturali al centro dell’agenda professionale. Ha inoltre ricordato il ruolo della ricerca finanziata dal PNRR, citando il progetto CHANGES e il progetto RETUN, entrambi ormai in fase di conclusione.
Raffaele Tarateta, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Salerno, ha portato i saluti di un territorio che sente Pompei come parte del proprio orizzonte culturale e geografico. Ha ricordato che l’ingegneria, nell’immaginario comune, viene spesso associata alla creazione del nuovo. In realtà, essa svolge un ruolo fondamentale anche nella conservazione della memoria. «L’ingegneria è anche quel pilastro invisibile che si occupa di mantenere in vita testimonianze, tracce, storie, cultura», ha affermato. Ha quindi richiamato i temi della resilienza e della sostenibilità: i cambiamenti climatici e il dissesto idrogeologico rendono urgente applicare gli strumenti dell’ingegneria moderna — intelligenza artificiale inclusa — alla mitigazione della vulnerabilità del patrimonio archeologico.
La parte scientifica della giornata ha offerto un panorama ricco e variegato. L’Ing. Vincenzo Calvanese (Parco Archeologico di Pompei) ha aperto illustrando la complessità del sito: oltre 100 ettari di area demaniale, più di 1.200 edifici, 4 milioni di visitatori l’anno e 23 cantieri attivi. Ha annunciato inoltre 8 nuovi grandi progetti in partenza nel 2026, tra cui l’intervento sull’Insula Meridionalis, finanziato con oltre 30 milioni di euro. A seguire, l’Ing. Alessandra Zambrano ha presentato le frontiere dell’innovazione applicata alla conservazione: approcci data-driven, intelligenza artificiale e robotica al servizio della tutela del sito. Il Prof. Mauro Menichetti (Università degli Studi di Salerno) ha proposto un’originale osservazione sullo skyline della città antica. Il Prof. Luigi Petti (sempre dell’Università di Salerno) ha illustrato metodologie di monitoraggio multiscala e multilivello a supporto della manutenzione proattiva. La Prof. Francesca Ceroni (Università degli Studi di Napoli Parthenope) ha affrontato il tema della vulnerabilità a meccanismi fuori piano degli elementi murari, una delle sfide strutturali più delicate nella conservazione delle strutture pompeiane. L’Arch. Arianna Spinosa (Parco Archeologico di Pompei) ha discusso il ruolo specifico dell’architetto nel cantiere di restauro archeologico. Ha concluso il Dr. Massimo Mariani, presidente del Centro Studi Sisto Mastrodicasa, con una relazione sul restauro strutturale nell’Insula Meridionalis.
Il seminario ha confermato ancora una volta come Pompei rappresenti un laboratorio unico per la sinergia tra discipline. Il CIBeC è orgoglioso di aver contribuito a questa giornata. Insieme all’AISI e agli Ordini professionali, il Centro continuerà a coltivare quella «contaminazione dei saperi» che è la condizione necessaria per affrontare le sfide della conservazione del patrimonio culturale.